Cerca
Close this search box.
Cerca
Close this search box.
31 Gennaio 2024
Crisi nelle tratte navali del Mar Rosso, le possibilità per le aziende

L'escalation militare nel Mar Rosso sta innescando conseguenze economiche non indifferenti, con Tesla che da sovrana del mondo elettrico si ritrova costretta ad interrompere – momentaneamente, si intende, per ora si prevede un fermo di due settimane – la costruzione dell’annunciata mega fabbrica in Germania a causa degli attacchi Houthi contro le navi. Tale decisione è guidata dai disagi nelle catene di approvvigionamento, causati dai tempi di spedizione prolungati dei componenti dall'Asia. Analogamente, Volvo interromperà la produzione in Belgio per soli tre giorni, ma altri colossi automobilistici come BMW e Volkswagen sembrano al momento escludere difficoltà di rifornimento a breve termine. La parola resilienza, di cui tanto si è abusato negli ultimi anni, rappresenta la massima virtù nell’ambito della supply chain. In un contesto in cui vengono forzatamente dirottate navi mercantili per aggirare un rischio di sabotaggio, la capacità di riorganizzarsi per evitare fermate di questo tipo diventa più che mai priorità assoluta.

L'analisi di S&P Global Market Intelligence evidenzia che una percentuale significativa di veicoli e componenti auto scambiati in Europa, Medio Oriente e Nord Africa transita attraverso la rotta via Suez, dove abbiamo già visto recentemente una crisi di questo tipo, anche se per cause diverse. Nel marzo 2021 in pieno contesto pandemico, la portacontainer Ever Given ostruì proprio il Canale di Suez che nel caso odierno è una risorsa. Le conseguenze furono catastrofiche: decine di ulteriori navi bloccate all’ingresso del canale, centinaia dirottate alla circumnavigazione dell’Africa, indisponibilità dei container con conseguente aumento vertiginoso dei prezzi di nolo, imprevedibilità di consegna, irreperibilità di beni sul mercato. Nel 2024 si aggiunge anche il problema che sulle Incoterms vengono adattate le tariffe al rialzo proprio per il rischio di pirateria.

Per affrontare la crisi dei trasporti e riorganizzare efficacemente le supply chain, le aziende potrebbero adottare diverse strategie, preventive o proattive. In primo luogo, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento diventa cruciale. Ridurre la dipendenza da un singolo fornitore o da una specifica regione geografica può mitigare i rischi associati a interruzioni nelle rotte di trasporto. Lo abbiamo dovuto imparare a nostre spese -nonostante fosse già chiaro- con il gas proveniente dalla Russia. Le imprese potrebbero considerare nuovi partner commerciali o sviluppare fornitori di backup, promuovendo così la flessibilità nelle catene di approvvigionamento. L'implementazione di tecnologie avanzate, come l'Internet of Things (IoT), può migliorare la visibilità e la tracciabilità delle merci lungo l'intera catena di distribuzione permettendo una gestione più efficiente degli inventari e una risposta tempestiva a eventuali interruzioni. Inoltre, l'uso di sistemi automatizzati e robotici nei magazzini può ottimizzare i processi logistici, aumentando l'efficienza complessiva. La creazione di magazzini distribuiti può contribuire a ridurre i tempi di consegna e minimizzare gli impatti delle interruzioni nelle rotte di trasporto. Infine, la collaborazione tra aziende e la condivisione di informazioni lungo la catena di approvvigionamento possono migliorare la resilienza complessiva del sistema. In sintesi, la riorganizzazione delle supply chain richiede una combinazione di strategie, tecnologie avanzate e collaborazioni sinergiche per garantire elasticità nelle operazioni commerciali in un contesto di crescente incertezza geopolitica e crisi nei trasporti.